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PIR 2: passo avanti importante, molto ancora può essere fatto

Estendere le agevolazioni fiscali dei PIR a tutti gli strumenti di finanziamento per le imprese disponibili sul mercato, a prescindere dalla forma tecnica, è la chiave per veicolare risparmio privato e istituzionale.

 

Come sottolineato di recente dal presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco, le imprese italiane mostrano una forte dipendenza dal credito bancario. La capitalizzazione della nostra Borsa è la più bassa fra i grandi Paesi dell’Eurozona: appena il 35,7% del Pil. Se consideriamo le società non finanziarie, siamo al 25% del Pil, appena 632 miliardi di euro di cui solo cui il 10% destinati a 310 PMI [1]. Anche l’incidenza dei debiti di mercato, ossia delle obbligazioni, rimane ben al di sotto della media europea. Il nostro Paese, infatti, si attesta su 144 miliardi di euro, pari al 16% del totale dei debiti esterni delle imprese (rispetto al 23% della media UE) [2].

Piani Individuali di Risparmio

In Italia, negli ultimi anni, abbiamo assistito alla rapida diffusione dei Piani Individuali di Risparmio. Si tratta di strumenti di investimento a lungo termine volti a canalizzare il risparmio privato a favore delle PMI. Dopo il boom di raccolta che si è registrato nel 2017, sono emersi dei dubbi circa l’effettivo impatto di questo strumento sull’economia reale. Quasi nulla è stato destinato alle imprese non quotate attraverso strumenti di private equity, private debt o venture capital.

Piani Individuali di Risparmio 2

Le novità introdotte dalla riforma dei PIR (decreto 30 aprile 2019) prevedono l’introduzione di un vincolo del 3,5% delle somme destinate ai PIR alle PMI quotate all’AIM e un altro 3,5% in venture capital. La platea di potenziali beneficiari di questa allocazione all’interno dei portafogli PIR è pari a 200-250 aziende al massimo. Poco su un totale di oltre quattro milioni di imprese e un milione di società di capitali.

ELTIF

Un’ulteriore misura, prevista dagli emendamenti del decreto legge Crescita estende le detrazioni fiscali previste per i PIR anche ai fondi ELTIF. Si tratta di veicoli di investimento che offrono agli investitori ampi profili di diversificazione e de-correlazione rispetto ai mercati finanziari. E, allo stesso tempo, permettono alle imprese beneficiarie l’accesso a risorse finanziarie su un orizzonte temporale di medio/lungo periodo. L’estensione dell’agevolazione anche ad investimenti indiretti (attraverso Fondi di Fondi di ELTIF) consentirebbe di aumentare l’efficacia di questa misura.

Potremmo essere più ambiziosi?

Per portare maggiori risorse alle imprese, potremmo estendere le agevolazioni fiscali anche a nuove asset class (tra cui bond di distretto, basket bond, private debt, private equity e permanent capital). In questo modo sfrutteremmo tutte le opportunità degli strumenti finanziari oggi disponibili sul mercato. Esperienze estere dimostrano come l’apertura a investimenti in private capital da parte di investitori istituzionali può contribuire ad apportare risorse alle imprese. Il risultato ottenuto dalla Francia in questo senso in pochi anni è stato straordinario.

L’esperienza francese

I Piani francesi di risparmio azionario (“Plans d’Epargne en Actions” o PEA), antenati dei nostri PIR, sono stati introdotti presso gli investitori retail da oltre vent’anni.  Sul fronte degli investitori istituzionali, le compagnie assicurative francesi a partire dal 2012 hanno iniziato ad allocare a strumenti di investimento rivolti alle imprese parte del proprio portafoglio. Nel solo 2016 hanno finanziato il settore produttivo per oltre 1.400 miliardi di euro, di cui il 37% investito in obbligazioni e il 17% in azioni. Il 56% di tale ammontare è stato destinato a imprese nazionali.  Anche se rapportati alla diversa dimensione del settore assicurativo – ramo vita in Francia e in Italia, si tratta di cifre che non trovano riscontro nel nostro mercato nazionale che non supera i 3 miliardi di euro.

Conclusioni

Creare le condizioni affinché, da un lato, gli investitori privati e istituzionali possano accedere a una pluralità di strumenti finanziari scegliendo i più adatti al loro profilo di rischio e dall’altro, le PMI possano effettivamente diversificare le fonti di finanziamento al di fuori del canale bancario è l’unica garanzia per ottenere un impatto significativo e duraturo sulla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

[1] Fonte: Borsa Italiana, Borsa Share Capitalisation, 28 settembre 2018

[2] Fonte: Focus settimanale del Servizio Studi, 2 marzo 2018